Lecco, lo «sciopero» dei bambini contro il compagno violento

Tre giorni di festa per guardare con ottimismo al domani

La prima vittima è lui: un bambino di 10 anni con gravi disturbi comportamentali, seguito dalla tutela minori e dei servizi sociali, ma con un quoziente intellettivo molto alto e nessuna patologia conclamata accertata. A parlarne è Milano Corriere qui.

Inserito in una serie di progetti di sostegno e aiuto, ma nonostante questo violento e aggressivo, con le insegnanti, con i bidelli, con i compagni di classe, una quarta elementare. Ma vittime sono anche i docenti, il personale, gli altri alunni chiamati a dividere le loro mattine con lui, con il timore costante di essere picchiati o feriti, come accaduto più volte in passato. Solo tre giorni fa una maestra sarebbe finita al pronto soccorso.

Dopo tre anni di convivenza, dopo un inizio di anno scolastico con i problemi di sempre, la difficile decisione dei genitori: martedì e mercoledì mattina non hanno mandato i loro figli a scuola. I banchi sono rimasti quasi tutti vuoti, solo tre alunni, compreso il bimbo violento, si sono presentati in classe sui 17 iscritti. Come atto di protesta, come grido d’allarme, come ultimo disperato tentativo di trovare una soluzione condivisa. Accade nella scuola elementare di un paese del Meratese, nel cuore della Brianza Lecchese. Gli scolari che frequentano la quarta hanno disertato l’aula, sono rimasti a casa con i nonni o i baby sitter, mentre i genitori si sono riuniti per cercare di trovare insieme una risposta a una domanda molto difficile: cosa fare per tutelare i bambini e non discriminare il compagno violento?

«Abbiamo deciso di non mandare i nostri figli a scuola in quanto sono impossibilitati a seguire il regolare svolgimento delle lezioni a causa di un ambiente insicuro, che non garantisce la loro incolumità. Più volte abbiamo fatto presente la gravità della situazione ai responsabili preposti, tramite lettere, incontri, richieste, ma senza aver avuto un’idonea ed adeguata soluzione», si legge nello scarno comunicato elaborato dalle famiglie,

che martedì pomeriggio hanno incontrato il dirigente scolastico per chiedere di mettere in atto una serie di accorgimenti che possano consentire un sereno percorso didattico a tutti. Sullo sfondo il dramma di un ragazzino di 10 anni, residente in paese, una famiglia normale alle spalle, violento oltre ogni limite: più volte in passato avrebbe aggredito gli insegnanti, in un caso procurando anche serie lesioni, e ferito i compagni.

«Non dormo da settimane per quanto sta accadendo. Abbiamo davvero tentato tutte le strade possibili, ma è difficile trovare una soluzione, anche perché le ragioni in questa delicata vicenda non stanno da una sola parte — confida il sindaco sconsolato —. Ha ragione la madre del bambino quando mi dice che anche suo figlio ha il diritto di andare a scuola come tutti. Hanno ragione i genitori degli altri alunni, che hanno paura tutte le volte in cui i loro figli varcano la porta della scuola. In istituto è presente un educatore, ma non riusciamo a trovare un insegnante di sostegno che voglia farsi carico del caso. L’ultimo ha rimesso l’incarico dopo essere stato pochi minuti con l’alunno. Stiamo lavorando per creare dei percorsi dedicati che consentano di salvaguardare i diritti di tutte le parti chiamate in causa e di tutelare i minori coinvolti in questa difficile vicenda». 

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