A 12 anni rinuncia al telefonino: "E' noioso voglio solo suonare la batteria!"

Si era reso conto, infatti, che il cellulare gli sottraeva troppo tempo prezioso, che avrebbe potuto dedicare alla famiglia e alla musica.

Non dobbiamo permettere alla tecnologia di svuotare le nostre giornate ma, soprattutto, non dobbiamo permetterle di privarci delle nostre passioni. I bambini, in cuor loro, lo sanno meglio di noi adulti e c’è un episodio di cronaca recente che lo dimostra.
È successo a Bitonto dove, secondo quanto riportato sui giornali locali, un ragazzino di 12 anni avrebbe restituito al padre lo smartphone per inseguire il suo sogno di diventare un batterista. Si era reso conto, infatti, che il cellulare gli sottraeva troppo tempo prezioso, che avrebbe potuto dedicare alla famiglia e alla musica. Così, lo ha impacchettato e lo ha riconsegnato al papà, insieme ad una bella lettera.

Condividiamo con voi questa notizia perché in casa, di solito, è la musica a farla da padrona. Strumenti o musica in tv impegnano la maggior parte del tempo libero dei nostri bambini. Videogiochi e tv (che dobbiamo sempre limitare e supervisionato ma mai bandito) sono passati in secondo piano; del resto, se si fa qualcosa che appassiona davvero, Youtube passa in secondo piano! O meglio, viene ricontestualizzato in modo virtuoso: oggi lo utilizziamo per scoprire nuovi brani da suonare invece che per seguire questo o quell’idolo dei più piccoli.

La musica sembrerebbe essere l’elemento comune in queste due storie, ma è la passione a fare la differenza. Potremmo scrivere tante altre storie parlando di arti figurative, scrittura, sceneggiatura e sport. I nostri bambini vivono in un mondo ovattato, in cui è difficile trovare passioni autentiche. Quando ci riescono, tutte le “brutte abitudini” della modernità passano in secondo piano. Quello che possiamo fare come genitori è sostenerli nella loro esplorazione del mondo, invitandoli a questa esplorazione e alla ricerca, difficilissima, di qualcosa che sia in grado di coinvolgerli.

Fonte : Portalebambini

 

 

 

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La Svezia riconoscerà uno stipendio di 700€ ai nonni per accudire i nipotini

Incentivare i nonni permettere alle mamme di tornare al lavoro a tempo pieno.

La Svezia è un passo avanti! Sappiamo benissimo che le figure genitoriali sono molto importanti per i bambini piccoli, e anche i nonni sono fondamentali. Mentre vari governi continuano a promettere aiuti alle donne che lavorano, a partire da un aumento degli asili nido, i nonni sono in campo: l’80 per cento di loro si cura dei nipoti fino all’età di 13 anni.

E la Svezia ha pensato proprio a loro. Nei piani futuri del Paese c’è infatti obiettivo ben preciso da raggiungere: dare un vero e proprio stipendio a quelle nonne che si occupano dei nipoti con amore e dedizione. Proprio per questo motivo la Svezia ha deciso di testare un programma pilota per far percepire un salario a tutte quelle nonne che, dal lunedì al venerdì, si occupano di tenere e accudire i figli dei propri figli.

Come funziona?

Il programma del governo svedese ha l’obiettivo di incentivare il lavoro dei genitori e ottimizzare il livello di occupazione del Paese aiutando a trovare lavoro a chi, per motivi organizzativi o economici, non era in grado. Si comincerà dalle città di Stoccolma e Dalarna dove un migliaio di famiglie faranno da test per sei mesi per poi, successivamente, ampliare il campo d’azione. Secondo quanto riportano i media locali, lo stipendio medio sarà di circa 700 euro con eventuali profitti extra e bonus.

In questo modo la mamma potrà rientrare a lavoro a tempo pieno beneficiando quindi di uno stipendio pieno, a differenza dell’Italia dove la mamma lavoratrice può prendersi dei mesi in più rispetto alla maternità obbligatoria, beneficiando della maternità facoltativa con stipendio percepito al 30%. La Svezia è un paese all’avanguardia da moltissimi punti di vista ma primeggia da sempre nel benessere psicologico dei suoi abitanti.

Tutte le famiglie che hanno la residenza, hanno un sussidio di 120 euro al mese a bambino fino a 18 anni che i genitori possono decidere di spendere o accantonare. E gli asili? Prendono i bambini a partire da un anno, si può scegliere tra pubblico e privato, i costi sono identici e accessibili. Il comune ha l’obbligo di trovare al bambino un posto entro quattro mesi. Una cosa particolare, qui in Svezia, è che i bambini possono frequentare l’asilo per il numero di ore lavorate dai genitori.

 

Fonte: Portale Bambini + CaffeinaMagazine

 

 

 

 

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Seggiolini Anti Abbandono: slitta l'obbligo! Solita farsa all'italiana

Il Ministero posticipa l'obbligo al 1 marzo 2020. Una possibile beffa per chi lo ha già comprato!

Pochi giorni fa la ministra Paola De Micheli aveva promosso una proroga dell’avvio delle sanzioni per i genitori non provvisti di seggiolini anti-abbandono. Ma oggi come anticipato da Greenme e confermato direttamente sul sito del Ministero, si legge che:

 

“Il governo sta lavorando per posticipare al primo marzo 2020 l’avvio delle multe per i non provvisti del dispositivo.”

 

Il rinvio dell’obbligo dovrebbe diventare definitivo con un emendamento a uno dei provvedimenti ora all’esame del Parlamento, lo stesso che prevede il bonus di 30 euro per le prime 500.000 famiglie che acquisteranno il seggiolino.

 

Ora cosa succede a chi lo ha già comprato?

Assolutamente nulla visto che i dispositivi sono già in commercio da alcuni mesi e che non necessitano di omologazione purché “accompagnati da un certificato di conformità rilasciato dal produttore” e in grado di “attivarsi automaticamente a ogni utilizzo senza bisogno che il conducente compia ulteriori azioni“.

 


Il problema vero è del genitore, rispettoso delle regole, che lo ha comprato immediatamente ma ha un figlio che compirà 4 anni prima del 1 marzo 2020!

In questo caso avrà gettato i propri soldi!

 


 

Per tutti gli altri genitori, se le sanzioni verranno posticipate, ci sarà almeno un po’ di tempo per procedere all’acquisto dei dispositivi e mettersi in regola.

La storia della Legge sui seggiolini anti abbandono

 

La legge sull’obbligo dei dispositivi sarebbe dovuta entrare in vigore l’1 luglio 2019, per bambini con età inferiore ai 4 anni, ma era stata sospesa a data da definirsi.

A inizio ottobre la ministra Paola De Micheli ha firmato il decreto, che poi è entrato in vigore definitivamente il 7 novembre, creando massima confusione dato che le sanzioni sono scattate lo stesso giorno.

Al momento il Ministero specifica:

“In caso di abbandono, devono attivarsi con segnali visivi e acustici o visivi e di vibrazione e i segnali devono essere percepibili o all’interno o all’esterno del veicolo. Inoltre è possibile che seggiolini e dispositivi anti-abbandono siano collegati allo smartphone del genitore con una app o tramite Bluetooth per inviare notifiche.”

In merito agli incentivi il Ministero dichiara che nei prossimi giorni verrà pubblicato un decreto con le modalità per richiederli e che il contributo verrà versato fino a esaurimento delle risorse stanziate.

 

 

 

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Bambino eroe: salva la mamma chiamando la Polizia

Aveva picchiato la moglie, per la seconda volta in due giorni, sotto gli occhi terrorizzati dei loro figli

Aveva picchiato la moglie, per la seconda volta in due giorni, sotto gli occhi terrorizzati dei loro figli. Il più grande, di dieci anni, ha però deciso di chiamare la polizia e lo ha fatto arrestare.

È accaduto domenica sera a Firenze: l'uomo, un 63enne, già la sera prima aveva iniziato a discutere con la moglie per problemi economici e l'aveva picchiata. Una scena a cui hanno assistito i figli della coppia, di dieci e quattro anni, e che si era poi ripetuta anche il giorno dopo. A quel punto, il bambino ha deciso di chiamare la polizia: «Venite subito, il babbo la picchia». Il piccolo, all'arrivo degli agenti, è scappato fuori di casa per chiedere loro aiuto, raggiungendoli nelle scale condominiali.

Il padre è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, aggravati dal fatto di essere avvenuti davanti a due minorenni, e per minacce a pubblico ufficiale. La vittima, che ha riportato lesioni in varie parti del corpo, è stata medicata al pronto soccorso e giudicate guaribile in 10 giorni. L'aggressione, la seconda in due giorni, sarebbe scattata per motivi economici. L'uomo, disoccupato, avrebbe accusato la moglie di spendere troppo. Poi avrebbe iniziato a prenderla a pugni davanti ai loro bambini. Quando sono arrivati i poliziotti, si è piazzato sulla porta di casa e ha cercato di minimizzare l'accaduto, sperando di non farli entrare. Accortosi che gli agenti sarebbero comunque entrati, li ha minacciati. La donna è stata trovata mentre piangeva in camera da letto, con evidenti lividi in varie parti del corpo. Avrebbe subito un'aggressione analoga anche la sera precedente, per la quale aveva riportato lesioni giudicate guaribili in sette giorni, decidendo però di non denunciare il marito ai carabinieri, intervenuti su segnalazione di alcuni vicini.


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