20 novembre la Giornata Mondiale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

La data scelta per ricordare i principi contenuti nella Convenzione del 1989 con la quale ogni stato si assume l’impegno di proteggere i minori.

IL 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Noi di Piccoli Passi cerchiamo di far chiarezza su di questa importantissima data. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e coincide con un duplice anniversario: quello della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1789) e quello della Dichiarazione dei Diritti del Bambino (1959). Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione: l’Italia l’ha ratificata nel 1991. 

I principi della Convenzione

I principi fondamentali della Convenzione, ricordati da IlCorriere.it,  sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sono quattro: non discriminazione; superiore interesse (l’interesse dei bambini e delle bambine deve avere la priorità); diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo; ascolto delle opinioni del minore. Negli articoli 28 e 29 si riconosce il diritto dei bambini e delle bambine all’educazione: gli Stati che hanno firmato la convenzione si impegnano ad adottare misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola. 

Pedopornografia e violenze domenistiche

Dal dossier della campagna «Indifesa» dell’Associazione Terre des Hommes che sostiene i diritti dei minori, emerge che negli ultimi dieci anni in Italia la condizione dei più fragili è peggiorata: in particolare, si legge nel report, riguardo la pedopornografia e le gravidanze tra minorenni. Sono aumentati anche i bambini, soprattutto bambine, vittime di violenza domestica che hanno raggiunto il 43 per cento, con 1723 molestati nel 2017 in famiglia. L’Onu ha stimato che ogni anno nel mondo tra i 133 e i 275 milioni di bambini assistono a episodi di violenza in casa.

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Bimbo di 11 anni uccide la nonna: non voleva pulire la sua stanza

La storia terribile che ha sconvolto tutti gli abitanti di Litchfield Park, in Arizona.

La malsana abitudine americana delle "armi facili" ha ucciso ancora: e stavolta a perdere la vita sono stati in due, nonna e nipote, entrambi vittime di un cocktail fatale. Da un lato una pistola lasciata colpevolmente carica e incustodita in casa, dall'altro un normalissimo ragazzino di 11 anni che faceva un po' i capricci e si rifiutava di fare quello che gli chiedeva la nonna: da questo cocktail sabato è nata una tragedia che ha sconvolto tutti gli abitanti di Litchfield Park, in Arizona, incapaci di credere che una cosa del genere potesse succedere in una famiglia così tranquilla come quella.

Yvonne Woodard, 65 anni, sabato pomeriggio si era messa finalmente a guardare la tv con suo marito Hebert dopo aver ripetuto per la centesima volta a suo nipote, di cui aveva l'affidamento esclusivo, di rimettere a posto la sua stanza. Un rimprovero dietro l'altro, come accade in tutte le famiglie, ma nulla che potesse far prevedere reazioni clamorose. Nella mente del ragazzino, però, deve essere scattata un'impensabile scintilla di follia: trovata la pistola carica del nonno l'ha impugnata, ha raggiunto la nonna alle spalle e le ha sparato alla nuca: una scena surreale alla quale, per alcuni istanti, Hebert non riusciva a credere. Il nipote è subito fuggito, lui ha tentato di inseguirlo ma ben presto si è arreso ed è tornato a soccorrere la moglie, che era già agonizzante. Pochi istanti ancora e, lontano dai suoi occhi, il nipote si è puntato la pistola contro e ha fatto fuoco.Nel giro di due minuti, "grazie" a quell'arma lasciata incustodita e, quel che è peggio, carica, un'intera famiglia è andata in mille pezzi. Solo ora Hebert ha capito cosa vuol dire "giocare" con le armi con una confidenza tale da arrivare a pensare di poterne tenere una carica in casa come se nulla fosse: l'ora della tragedia è arrivata perfino in una famiglia tranquilla come la sua, per mano di un ragazzino che non aveva mai dato particolari problemi e che anche i vicini definiscono "uno come tanti". Il tutto come ennesima riprova del "mai dire mai" . Ora gli inquirenti decideranno se incriminarlo per aver lasciato la pistola alla portata di un minore: ma, indipendentemente da quella che sarà la loro decisione, la vita di Hebert è già distrutta. (fonte IlMessaggero)

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L'80% dei bambini usa lo smartphone dei genitori: rischio obesità ma non solo

Pediatri, danni psicologici e fisici da uso eccessivo Internet

Se il primato dei bambini iper-connessi dell'era di Internet spetta sicuramente agli Stati Uniti, dove il 92% dei piccoli inizia ad usare i dispositivi digitali già nel primo anno di vita e all'età di due anni li utilizza giornalmente, anche in Italia il quadro è simile: 8 bimbi su 10 tra 3 e 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori, e mamma e papà sono spesso troppo permissivi dal momento che il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. Comportamenti errati e poco salutari per i piccoli, avverte il presidente della Società italiana di pediatria (Sip) Alberto Villani, che accoglie quindi con favore l'annuncio da parte del colosso cinese Tencent di introdurre nuovi sistemi per limitare l'uso dei giochi per i più giovani.

"E' davvero positivo - afferma Villani - che un'azienda produttrice di giochi digitali si renda conto della necessità di regolamentarne l'uso per i minori. Posizione che riflette le linee guida presentate recentemente in uno statement dalla stessa Sip". Il punto, rileva, "è che l'uso di smartphone e Internet non va demonizzato, ma porre dei limiti all'utilizzo è fondamentale. Anche in Italia, infatti, si riscontra un uso eccessivo dei più piccoli di cellulari e tablet, con picchi di utilizzo anche di 8-10 ore al giorno". Eccessi che possono determinare danni seri, sia sul versante psicologico e comportamentale sia dal punto di vista fisico: "Un eccessivo tempo di 'connessione' - avverte Villani - può infatti causare svariati danni, dai problemi del comportamento e apprendimento ad una riduzione della sfera immaginativa del bambino; ma vari sono anche i danni fisici, con il rischio di problemi alla vista, all'udito, al ritmo del sonno, fino all'eccesso di sedentarietà collegato all'obesità". Eppure, sottolinea, "i genitori spesso non sono consapevoli dei rischi per la salute psicofisica di un utilizzo precoce dei dispositivi digitali: se ne parla ancora troppo poco e solo il 29% dei genitori chiede consiglio ai pediatri". Per questo, la Sip si è espressa con un documento ufficiale sull'uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc) nei bambini da 0 a 8 anni di età, evidenziando delle raccomandazioni precise: no a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire; limitare l'uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni; si sconsigliano inoltre programmi con contenuti violenti e soprattutto l'uso di telefonini e tablet per calmare o distrarre i bambini. 'No', dunque, conclude Villani, "al cellulare 'pacificatore', per tenera e bada i piccoli. Si, invece, all'utilizzo di applicazioni di qualità da usare insieme ai genitori". (fonte Ansa).

Smartphone e tablet ai bimbi piccolissimi, per tenerli buoni. Un errore da evitare

Sia chiaro: i benefici derivanti dall'utilizzo di smartphone e tablet non mancano. Però dipendono da vari fattori. Anzitutto, "dall'età in cui i bambini iniziano a usarli". Questo il parere di Valeria Balbinot e Giorgio Tamburlini del Csb e del pediatra Giacomo Toffol, che firmano la ricerca. E poi rilevano "il modo in cui vengono utilizzati, e per quanto tempo". Un altro elemento importante è la qualità delle applicazioni dei videogiochi. Non solo. Quando smartphone e tablet, ma anche la tv, "vengono usati in modo appropriato e condiviso con i genitori sono utili per il divertimento, lo svago e lo sviluppo di alcune competenze. Per esempio, nell'ambito della coordinazione visuo-motoria". Non mancano app, infatti, "progettate da esperti proprio per i bambini", in grado di stimolarne la creatività, "aiutandoli a sviluppare destrezze digitali e capacità di problem solving".

Qual è allora il problema? "Le evidenze dimostrano che i benefici sono molto limitati al di sotto dei due anni", affermano Balbinot, Tamburlini e Toffol. In quella fascia di età "le interazioni dirette dei più piccoli con i genitori e il mondo che li circonda sono fondamentali e indispensabili per garantire un sano sviluppo del bambino a livello cognitivo, emotivo e relazionale". Non solo. "Esistono rischi per la salute psicofisica dei bambini associati a un uso precoce ed eccessivo delle tecnologie digitali". Quali? Poiché davanti a uno schermo non si consumano troppe energie, la possibilità di sviluppare sovrappeso e obesità, che in Italia stanno diventando un'emergenza nazionale. In queste condizioni, infatti, si trova un terzo circa dei bambini fra gli 8 e i 9 anni (fonte quimamme.it)

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