Era di Roma la bambina di 9 anni morta sugli sci

Una bambina di 9 anni, Camilla Compagnucci, è  morta in un incidente sulle piste  della Via Lattea.

La bimba, una piccola turista romana, è caduta sugli sci sulla pista "imbuto" di Sauze d'Oulx. E' rotolata per cinquanta metri finendo fuori pista e ha sbattuto prima su una barriera frangivento. Riporta l'accaduto La Repubblica.

 

Noi vogliamo riportare i consigli degli esperti molto spesso utili per prevenire simili tragedie. 

I consigli degli esperti: bambini e sci

I consigli arrivano direttamente qui raccontati da Massimo Spampati.

A 9 anni si possono affrontare le piste di qualsiasi difficoltà?

Dipende. Un bambino che ha iniziato a 4 anni a sciare e in media scia 2-3 settimane in un inverno può fare una pista anche impegnativa perché avrà acquisito una tecnica già avanzata. Se invece ha iniziato a 7 anni e ha sciato poche volte è meglio tenerlo lontano da queste piste. Naturalmente ci vuole sempre il casco (obbligatorio fino a 14 anni).

Qual è l’età consigliabile per iniziare a far sciare un bambino?

Adesso i genitori tendono a portare i figli molto presto sugli sci, però, anche a livello di sviluppo fisico, gli stessi ortopedici sconsigliano di farlo troppo presto. Direi che 5 anni è un’età ideale, poi dipende dai singoli bambini, potrebbe essere anche un po’ prima.

Il freddo e il vento come sono percepite dai bambini?

I bambini generalmente soffrono meno il freddo degli adulti, se ovviamente sono vestiti con una tuta adeguata, muffole, sottocasco, parabocca e paranaso. A queste condizioni possono sciare anche nelle giornate fredde. Se il freddo è intenso però anche il bambino lo percepisce.

Quale posizione devono assumere gli adulti, rispetto a un bambino, durante la discesa?

Gli adulti devono sciare davanti ai bambini. Sempre, assolutamente. I bambini non devono mai sciare davanti. È sbagliatissimo. Deve esserci sempre una guida davanti, una persona responsabile, che non debba dimostrare agli amici che suo figlio, come ho visto fare in certe occasioni, è in grado di fare tutto da solo, scegliendosi la traiettoria da seguire. Purtroppo ho visto far scendere bambini su piste rosse, quindi di una certa difficoltà, a spazzaneve, pur di poter dire «mio figlio l’ha fatta». È sbagliato. Per fortuna polizia, carabinieri e guardia di finanza intervengono.

Quali sono gli accorgimenti per la sicurezza dei bambini di cui devono essere dotate le piste?

Sulle piste c’è stato un notevole incremento delle dotazioni per la sicurezza, protezioni, barriere, per evitare che gli sciatori escano dai tracciati, e se ciò accadesse, possano essere fermati da reti e da materassi. In annate come queste però, nelle località dove c’è poca neve o c’è solo quella prodotta dai cannoni, è molto pericoloso avvicinarsi al bordo pista. Vedo che i gestori degli impianti sono molto attenti a segnalare le situazioni di pericolo, però non basta, perché non è possibile mettere protezioni su ogni albero, o incanalare tutte le piste nelle reti come si fa nelle gare di Coppa del Mondo.

Come percepiscono il pericolo i bambini?

C’è quello prudente e quello che non lo è assolutamente. La maggior parte dei bimbi sono molto generosi, disposti a tutto, per cui bisogna tenerli a bada. I maestri lo sanno. Il bimbo è alla mercé dell’adulto che ha davanti.

Sono cambiati i bambini sugli sci?

Sì, molto. Vedo bambini sempre più bloccati. Sono quelli sedentari, che passano troppo tempo davanti a iPad, smartphone e computer. Fanno persino fatica a camminare con gli scarponi ai piedi. Un consiglio è quello di incentivare l’attività motoria dei bimbi, in modo che sulle piste arrivino un po’ più sciolti.


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